Quando si parla di accessibilità, si pensa quasi sempre a rampe, porte larghe, ascensori. Barriere fisiche, misurabili, visibili. Ma per molte persone l’ostacolo che impedisce di entrare in uno spazio pubblico non ha nulla a che fare con la mobilità. È l’ansia di non sapere cosa troveranno dall’altra parte. È un ambiente rumoroso che diventa insostenibile. È il timore di essere fraintesi, giudicati, trattati diversamente.
Le persone che vivono con un disturbo della salute mentale, con una neurodivergenza o con una disabilità cognitiva incontrano ogni giorno questo tipo di barriere. Eppure, nei progetti di accessibilità, questa dimensione viene ancora raramente considerata — perché non si vede, perché è difficile da misurare, perché richiede un cambiamento culturale oltre che fisico.
Un progetto che ha scelto di guardare anche lì
Il Centro InformaGiovani di Torino, con il coordinamento del Collettivo Fresco e il contributo di dieci associazioni della città, ha scelto di fare diversamente. Il percorso di co-progettazione che si è concluso in questi mesi ha messo attorno allo stesso tavolo realtà che lavorano con persone sorde, cieche, con disabilità motorie, intellettive, con autismo, dislessia — e anche con disturbi psichiatrici.
Il risultato è un vademecum per gli operatori dello sportello che non si limita a indicare dove mettere una rampa o come installare un loop magnetico. Entra nel dettaglio di cose meno ovvie: l’importanza di descrivere in anticipo com’è fatto uno spazio, per chi ha bisogno di prevedibilità per sentirsi al sicuro. Il valore di un angolo tranquillo dove riprendersi da un sovraccarico sensoriale. Il peso di un tono di voce sbagliato, di uno sguardo che giudica, di non essere guardati negli occhi perché l’operatore preferisce rivolgersi all’accompagnatore.
Perché la salute mentale è ancora fuori dalla conversazione sull’accessibilità
Le disabilità psichiatriche e le neurodivergenze sono tra le più difficili da includere nei progetti di accessibilità. Non si vedono. Cambiano da persona a persona. Non si risolvono con un intervento edilizio. E portano con sé uno stigma che le rende ancora più invisibili: chi vive con un disturbo mentale spesso non lo dichiara, non chiede accomodamenti, rinuncia.
Per questo progetti come questo hanno un valore che va oltre lo sportello. Dimostrano che è possibile — e necessario — allargare il concetto di accessibilità fino a includerla davvero tutti.
L’evento di presentazione
Il vademecum viene presentato pubblicamente venerdì 19 giugno 2026 alle 17:30 presso il Centro InformaGiovani di Via Garibaldi 25, Torino. L’ingresso è gratuito, su prenotazione.
Progetto Itaca Torino ETS–ODV ha partecipato al percorso in rappresentanza delle persone con disturbi della salute mentale e delle loro famiglie.